-SIMONE-
I capelli di Nicole sono sparpagliati per
tutto il cuscino. Adoravo il momento dopo aver fatto l’amore, quando lei si
addormentava e io stavo a rimirarla quasi estasiato. Incredulo che una tale
fortuna fosse capitata a me.
Mi alzo e vado a prendere un bicchiere
d’acqua, in realtà non ho proprio sete, ho solo bisogno di allontanarmi da lì.
Ero rientrato in casa soddisfatto, Marco, il
mio capo, mi aveva appena fatto i complimenti per il mio ultimo lavoro: una
campagna pubblicitaria per una piccola libreria locale. Sì, mi ero molto
divertito nell’occuparmi di quel cliente, ma sono bravino e non mi dà fastidio
quando qualcuno me lo riconosce. Avevo comprato una fetta di dolce per
festeggiare con Nicole.
“Oh, be’, bravo… ma del resto Marco è il tuo
migliore amico per cui…”, ha detto saputa la novità.
“Scusa ma che intendi?”
“Andiamo cocco, dai, è ovvio: lui è sempre un
po' di parte.”
Non ho capito se è stato il tono così
‘normale’ che ha usato nel dirmi senza mezzi termini che se valgo qualcosa è
solo perché sono amico del capo a ferirmi di più, o proprio il senso della
frase.
Poi ha preso il dolce e lo ha buttato.
“Tesoro… sai che non possiamo permetterci
cose del genere. Tu soprattutto. Ti stai un po' lasciando andare eh!”
Sono rimasto allibito.
Poi ho capito. Mi stava prendendo in giro.
Mi sono rilassato.
“Ah, che simpatica…” e l’ho baciata.
Ma lo sguardo che mi ha rivolto in seguito mi
ha ributtato nel panico: no, non stava scherzando e quelle erano davvero le sue
opinioni sul mio lavoro.
“Dai, non te la prendere. So che sei bravo a…
cioè in quello che fai.”, ha aggiunto ma, come dire, la poesia era svanita, e
il fatto che nemmeno sia riuscita a dire cosa
faccio, be’ non ha aiutato molto.
Mi si è spalmata addosso e poi ok, la carne è
debole si sa. Ma è stata solo una corsa alla meta, niente tenerezza, niente
complicità.
Bevo davvero il mio bicchiere d’acqua. Forse
non dovrei lamentarmi, forse alcuni uomini pagherebbero oro per una compagna
come lei.
Forse.
Solo che questa non è la donna di cui mi sono
innamorato e che, a dirla tutta, è svanita un po' troppo in fretta. Sicuramente
sono cambiato anche io, non lo nego, ma il punto è che questo nuovo punto
d’incontro tra noi mi crea disagio perché non sono sicuro che mi piaccia come
siamo insieme.
La notte è scura, ci sono poche stelle, la
luna è semicoperta da alcune nuvole.
Guardo una foto di noi due scattata alcuni
mesi fa. Mi piace quella coppia.
Solo non so se esiste ancora.
-VALERIA-
“Guai in paradiso eh?”, mi chiede Paola
ridacchiando.
Si sta prendendo una pausa dopo aver
allestito la colazione. E io che ad un
certo punto avevo pure creduto che qualcosa di già pronto per la colazione
potesse bastare!
Lei però non era stata di quell’avviso.
“Valeria!”, mi aveva apostrofato scandalizzata. “Il tuo è un bed & breakfast,
di fatto sei obbligata a fornire una colazione degna di questo nome.”
Così mi sono subito arresa, del resto la
cuoca è lei.
È una bella giornata di marzo, stiamo
prendendo un caffè nel cortile privato di casa mia, non quello del bed &
breakfast, ma dal momento che la struttura è unica, ci arrivano voci anche da
lì.
E ‘lì’ è la camera che hanno affittato due
ragazzi. Lei sui venticinque anni, lui forse un paio in più. Sono qui da due
settimane perché amano i percorsi di collina che si diramano nei paraggi. È
stato tutto un susseguirsi di ‘amore’ e ‘tesoro’ ma Paola li stava aspettando
al varco da un po’.
Non crede alle coppie che non discutono mai.
Il mio concetto di mai va un po' oltre le due settimane trascorse qui, ma
evidentemente aveva ragione lei anche su questo.
“Sì, forse tu dalla cucina non li sentivi
prima, ma è da parecchio che stanno andando avanti.”
“Oh, oggetti a rischio in quella stanza?”
Passo mentalmente in rassegna le lampade e
gli specchi. Non c’è nulla di antico o prezioso nelle stanze, ma la lampada
nell’angolo è carina e mi scoccerebbe doverla cambiare.
“Direi solo la lampada, ma non arriveranno a
tanto giusto?”, chiedo con lo sguardo a metà tra il divertito e il preoccupato.
“Lo scopriremo presto…”, borbotta prima di
rituffarsi nel suo caffè.
Si diverte a stuzzicarmi.
Cerco di cambiare argomento.
“Allora pronto il nuovo menù?”
“Quasi, sto ancora lavorando ad un paio di
alternative. Comunque fattelo dire, questo gazebo è una cosa pazzesca.”
Non so se possa davvero chiamarsi così, in
realtà è una specie di stanza in legno che starà nel cortile fino a che non
farà sufficientemente caldo. È persino riscaldata.
“Sì, sono felicissima di questo acquisto. È
un giardino troppo bello e mi scocciava da morire non poterci stare per quasi
tre quarti dell’anno.”, abito in una cittadina in cui l’inverno e l’autunno non
sono solo un cambio di stagione sul calendario…
In ogni caso è la prima grossa spesa che
faccio per me e non per il B&B da quando questo è stato aperto. Era abbastanza
prevedibile che sarebbe stato così: per far funzionare l’impresa non poteva
andare diversamente, ma è stata dura. In realtà ci sono stati vari momenti in
cui ho temuto di perdere tutto. Persino la casa che era servita da garanzia per
il prestito bancario. Quei momenti, per fortuna, sono passati e da circa una
quindicina di mesi finalmente sono in attivo.
Credo che Paola stia leggendo i miei
pensieri.
“Si affrontano le cose con un altro spirito
eh?”, mi chiede sorridendo.
“Eccome. Se avessimo avuto un’altra battuta
d’arresto come quella di tre anni fa, credo che avrei mollato tutto e avrei
rispolverato la mia laurea in scienze dell’educazione.”
“Oh mamma. No, no… preferisco fare la fame
che ritornare nel magico mondo degli adolescenti.”
Una smorfia sorge spontanea sul mio viso. Non
sono drastica come lei ma non posso dimenticare quello che sette anni fa mi ha
convinta a compiere il passo di aprire questo posto. Avevo ventisette anni e
dopo la laurea ero diventata educatrice. Ero partita con le migliori, e più
nobili intenzioni, come tutti forse: quella di essere davvero d’aiuto, di fare
davvero la differenza almeno per qualcuno. Be’, non è servito molto tempo per
capire che avevo in testa una versione molto romanzata della realtà. Sì, me ne
sarei sicuramente fatta una ragione, anche se finivo con il pensare un po'
troppo spesso che non mi divertiva essere presa in giro da ragazzini con la
metà dei miei anni e quello non era il massimo come ragionamento per una che
avrebbe dovuto avere a che fare con quello per tutta la vita. In ogni caso,
quando ero lì lì per capire come abituarmi, una mia lontana zia è morta
lasciandomi un discreto gruzzoletto. E l’idea che un tempo avevano avuto anche
i miei genitori, prima di capire che avrebbero preferito passare i mesi in giro
per il mondo, è tornata a galla.
Ma, a costo di ripetermi, è stata dura.
Ho dovuto fare un secondo lavoro e fino a
poco fa, impartivo anche lezioni private.
Poi, un mese alla volta, un cliente
soddisfatto alla volta, sono uscita dalla palude. Paola è stata con me sin
dall’inizio. Ha un diploma di alberghiera corredato da una infinità di corsi di
specializzazione, infatti spesso le chiedo che ci faccia ancora qui e lei mi dà
sempre la stessa risposta, che le piace cucinare ma che vuole avere anche tempo
per vivere.
In effetti come prospettiva non è così male.
Me ne comincio a ricordare anche io ora che ho mollato il secondo lavoro, le
lezioni e finalmente ho uno staff fisso.
Vivere…
“Oh, ma dici che sarebbe meglio andare a
vedere che quei due non si scannino?”, Paola guarda la finestra da cui arrivano
le urla. È preoccupata.
Be’, lo sono anche io in effetti ma…
“Chissà… magari al giorno d’oggi va di moda
così.”
“Eh?”
“No, me lo chiedo perché in effetti temo che
noi siamo un filo fuori allenamento.”
Credo la che nostra sia la generazione dei
grandi eufemismi. Abbiamo entrambe trentaquattro anni e non ricordo quando una
delle due abbia avuto l’ultima storia seria.
“Meno male che esiste il sesso…”; aggiunge
facendo una linguaccia.
Che ricambio.
Sì, lei lo può dire. Io no, perché sono
parecchio più legata. Non sono a mio agio con le storie di una notte e via, per
cui… per cui è passata una vita anche da quello.
Che tristezza.
“Oh, hanno smesso…”, aggiunge la mia amica.
E ride.
“Che hai?”
“Troppo silenzio… sono piuttosto convinta che
stiano facendo pace.”
“Eh, in tal caso… beati loro!”
E alzo la tazzina di caffè verso Paola come a
fare un brindisi.
“Cin- cin.”, mi fa eco lei.
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