lunedì 12 giugno 2017

e quel bisogno di cambiare tutto


Oggi è successo di nuovo: me ne stavo a casa preoccupata per il mio futuro (non futuro) scolastico-lavorativo e trangugiavo ansiolitici come fossero succo di frutta. Verso le 18.30 un non meglio precisato bisogno di spuntare una voce dalla lista, unito al desiderio di comprare dei pasticcini, mi ha spinta a prepararmi ed uscire.
Sono arrivata alla pasticceria più vicina, poi non sono entrata ma non perché presa da una ammirevole forza di volontà, quanto piuttosto dalla vergogna di entrare e chiedere dolci.
Me ne sono tornata indietro, 35 minuti di camminata. 35 minuti in cui avevo caldo, ovvio, un dolore assurdo alle gambe perché il mio dolce peso questo provoca, e dulcis in fundo, un panico perenne che mi stava per far scoppiare a piangere in mezzo a tutti. Ad un certo punto un signore, chiaramente un turista mi è passato accanto, profumava di buono, profumava di estate e di vacanze. Profumava di quell’idea di vacanze che non riesco a vivere più. Poco prima ero passata accanto ad un’auto con dentro 3 ragazzi e una ragazza. Stavano guardando un video sul telefono, uno di loro fa “Mi butto?”, e io, anche se sapevo che non era quello che intendeva, ho pensato: FA CHE NON INTENDA CON ME.
E poi ho pensato perché non sarei in grado di gestirlo, non sarei in grado di gestire un invito, un’uscita, un cinema, una cena. NIENTE. Non sarei in grado di gestire niente.
A questo punto sono. Così stanno le cose.
Allora ha davvero senso pensare di essere in grado di affrontare lo studio a questo punto? Io non credo.
Io non capisco cosa non funzioni in me, se fobia sociale, se paura degli altri, del confronto, del giudizio, se una routine che ora non ha più motivo d’essere ma che è rimasta… non so nulla ma so che devo cambiare.
Da due mesi mi sto impegnando ad uscire, ho bisogno di tempo per me per guarire, poi di tempo per me per giocare insieme agli altri, solo in seguito sarò pronta a responsabilità.
Ora sono al livello uno. Prendere confidenza con l’uscire e perdere peso.
Io non ho idea di che razza di mesi mi aspettino ma non ci sono strade alternative. Devo passare di qui per forza.
Anche se esattamente non so nemmeno cosa sia questo ‘qui’.
Ma devo riprendere coscienza delle mie possibilità, delle mie capacità, per costruirmi una vita. Perché gli anni non vissuti fanno male, ma quelli che potrei perdere ancora, sarebbero anche peggio.

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