Questa mattina sono cominciati gli esami di maturità e il pensiero corre subito a quando sono toccati a me. Giugno 2003... sono passati solo 14 anni.
La cosa più triste è che dopo di allora non ho più avuto obiettivi degni di nota raggiunti, patente a parte.
Non ricordo tutti i dettagli di quei giorni, ma in realtà già poco tempo dopo era così. Erano una bolla, una parentesi vissuta in qualche modo in mezzo al progredire del panico che era ormai già conclamato da un paio di anni e mi aveva tolto già molto.
Quello che ricordo però è che ero relativamente tranquilla. Già, io ero più tranquilla di molti che non avevano nulla. Prima che si cronicizzasse ai livelli di ora il mio panico questo giochino me lo faceva: nelle situazioni in cui essere agitati sarebbe stato normale, per me che lo ero per niente 24 ore su 24, ero tranquilla. Anche per gli esami che ho sostenuto in seguito, il problema non era l'esame in sé, quanto essere tranquilla abbastanza per studiare prima.
Un'insicurezza talmente grande da levarmi ogni certezza su me stessa, frutto a sua volta di una severità esorbitante nel giudicare sbagli fatti a 15 anni.
Qualcosa che in molti giuravano sarebbe scomparsa una volta chiusa la parentesi liceo... e invece...
E invece non solo non è scomparsa ma ha procurato un buco talmente grosso nella mia vita, che non può che causare ulteriore ansia, condita con un bel po' di depressione, per tutto ciò che non c'è stato: una vita.
E sì, in teoria si potrebbe ricominciare da capo, da oggi, da subito... ma sono tante le cose da mettere apposto, ci vorranno anni, e ci vorrebbe una forza che non ho.
Di solito quando si deve affrontare una sfida si cerca di motivarsi usando la testa, il cervello... ma quando è proprio il cervello che è un filo in tilt?
Probabilmente nei casi come il mio forse è l'ISTINTO che può dare una mano, quella naturale e spontanea VOGLIA DI VIVERE che abbiano dentro.
Forse serve pensare un po' meno e SENTIRE di più.
in prima e seconda liceo mi sono lasciata andare, più divertimento, meno impegno, più amici, meno casa... ok, non era il massimo ma non era nemmeno nulla di grave, eppure ho visto me stessa attraverso gli occhi del fallimento, e quel panico che voleva solo dirmi di riequilibrare un po' la mia vita, non solo non è stato compreso ma è stato messo nella condicione di poter degenerare. La me di 16 anni è diventata una sorta di giudice spietato che ha visto in due anni un po' esuberanti un fallimento, facendo sì che la me di 33 anni il fallimento lo vivesse sul serio. Isolandomi da tutti perché timorosa potessero vedere quanto non valevo niente...
Ma quando penso a quanto tempo è effettivamente passato così, sono presa da una specie di vertigine. Perché non è possibile!
Però credo di dover andare oltre. Continuare a pensare al passato è facile ma dannoso.
Cambiare sarà molto impegnativo ma di fatto l'unica opzione per andare avanti.
Perdonare me stessa per gli sbagli fatti ma essere intransigente per la strada da percorrere ora.
vorrei che al prossimo giro di maturità io possa finalmente dire di essere uscita dal tunnel.
fino ad ora non è ancora successo. domani cominciano… magari l'anno prossimo? UN po' ci spero devo essere onesta, perché intravedo qualche cambiamento...
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