Ieri pomeriggio c'è stato il funerale. Non avevo nemmeno messo in conto di non andare, ma aiuto, che fatica. Prima di uscire sono stata travolta da un attacco di panico con i fiocchi. Allora poi mi chiedevo: è giusto andare con il rischio di stare peggio della famiglia del morto? Perché poi in fondo spesso mi faccio quella domanda, con il mio atteggiamento spesso ho paura di mettermi in situazioni spiacevoli. Ma poi sono andata e sono stata felice di averlo fatto. Perché era giusto e rispettoso. Certo, ci si ritrova a dire 4 frasi stupide e di circostanza, ma del resto ad un funerale non è che serva brillare di fantasia. Credo davvero che l'importante sia esserci. Per un abbraccio sincero a chi soffre.
Eppure quante volte mi sono sentita inadeguata anche in quel campo. Tante, troppe.
E forse non è un caso che oggi è stata una giornata dal punto di vista ansioso molto pesante, ho preso ad ora 4 volte gli ansiolitici, che tutto sommato è una rarità ancora anche per me.
E inoltre… io sono credente, ma faccio molta fatica per tutta una serie di ragioni. Ieri ho sentito la nostalgia di quella fede pura e totale che avevo da bambina. Di quando mi fidavo e non solo della religione, ma anche più degli altri e molto più di me stessa. Ieri sapevo di essere al posto giusto, nonostante la grandissima fatica. Non sono molte le volte che posso dire lo stesso. Troppo spesso anzi, sembra una fatica inutile. Ricreare i confini di me stessa, sembra ogni giorno più difficile. E anche oggi, mentre mi sono ritagliata un paio d'ore per leggere mi sono ritrovata a chiedermi: leggere è bello, ma cosa mi sto perdendo di vita in queste due ore?
La strada è sempre ancora tutta in salita.
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