sabato 4 gennaio 2020

Ieri, nel tardo pomeriggio, mi sono ritrovata a guardarmi intorno. Al chiuso, con l'albero di natale, tra lo sciroppo per la tosse e le goccine per l'ansia. Un rimedio per ogni disturbo. Ho pensato: sono una pappamolle. Dopo le notizie sull'Iran, e l'# WWWIII su twitter mi sono resa conto che non sarei in grado di sopportare niente. Per l'amor del cielo, non parliamo neanche di vivere una guerra, ma anche  solo alcune privazioni, limitazioni, di corrente, di caldo, di medicine. Certo, non credo di essere solo io in questa situazione eh, non siamo più capaci di aspettare 2 giorni per una risposta via mail, come potremmo essere pronti ad un cambio radicale di vita in peggio?
Sarebbe meglio poter fare a meno di simili pensieri, ma è proprio questo il punto: a noi, mondo occidentale, da fastidio solo il pensiero, ma una fetta del mondo vive sulla sua pelle quel pensiero.
Con uno sguardo un po' cinico e un po' preoccupato, devo dire che mi aspettavo qualcosa di più dalla nostra sbandierata umanità, dal progresso, dai primi anni 2000.
Poi penso a me, al fatto che non riesco nemmeno a fare cambiamenti impegnativi, ma positivi, per me stessa.
Questo mondo ha bisogno di una grinta e di una forza che in troppi non hanno, che io non ho.
Ha bisogno di un cuore che in tanti non sappiamo più far battere.

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