giovedì 4 giugno 2020

Chissà come ricorderò questi mesi tra un po' di tempo. La paura per il covid sarà un'emozione naturale, ma tutto il dolore di questo mese di maggio dopo la lite in casa? L'atmosfera è rimasta sospesa. Non ho più letto nemmeno una riga. In casa sto male, fuori anche. Ieri sono uscita con mia mamma per le solite commissioni. Ad un certo punto mi sono fermata davanti ad una agenzia immobiliare chiedendomi con insistenza se sarebbe possibile un affitto altrove.
Ho passato buona parte della mia vita desiderando una famiglia più convenzionale, soprattutto nei momenti in cui i problemi o di mia nonna o di mio zio erano pesanti da gestire proprio nel quotidiano, quando mio padre non c'era. Adesso che in qualche modo ci siamo, so che siamo fuori tempo massimo e che ci siamo arrivati nel modo sbagliato. Ho sempre sostenuto che i miei problemi psicologici fossero nati in seno a dinamiche famigliari  anomale, ecco: credo siamo arrivati davvero alla chiusura del cerchio. Ma 20 anni dopo, e questo mi spinge a chiedermi come sarà possibile ridare un po' senso al nulla che è la mia vita. Solo che mi sembra semplicemente troppo tardi. Vedo mia mamma come sta, mio padre… mi sembra solo tardi per tutto. Per tutte le altre scelte che forse si sarebbero potute prendere prima. Così tra pochi giorni probabilmente parto ma sono preoccupata di lasciare qui mia mamma da sola, parto e sono preoccupata per me perché se là starò bene, sarà ancora più difficile cercare una parvenza di normalità qua. Senza niente a cui aggrapparmi psicologicamente. Ci sarà tempo per essere ancora felici insieme?

1 commento:

  1. ho avuto un breve flash di me sulla passeggiata: oltre ad invidiare le persone che stanno insieme in vacanza, sentirò anche il dolore per quello che succede qui a casa. Invece di un mezzo passo avanti, un bel passo indietro. E il magone sale, con il suo compagno, il disagio. Esisterà un posto, un momento, nel quale io mi senta in pace con me stessa e con il mondo?

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