La prima volta che ho preso in mano una biro per scrivere una storia, l'ho fatto per sognare, per dare un altro finale ad una cotta che non era andata a buon fine, per dare un colore diverso ad una vita che comunque mi divertiva un sacco. Era una valvola di sfogo, era un bonus. Poi le cose sono decisamente cambiate e forse è questo lo sbaglio. Voglio che sia qualcosa che mi definisce, perché non ho altro. E quello che mi spaventa maggiormente è la consapevolezza di due cose: la prima è la difficoltà immane che mi si presenta di fronte ai rapporti con gli altri. Non c'è niente che sia meno che difficile per me. Persino andare a fare la spesa mi sembra sia come sottoporsi ad un giudizio infinito. La seconda è che qualsiasi cosa io pensi di poter fare un giorno, dal punto di vista lavorativo, ammesso e non concesso di stare bene per farlo, necessita di un percorso formativo di anni. E nel frattempo io non so chi sono.
Siamo una somma di fattori, tra cui rapporti e legami con gli altri, tolti questi, che resta? Davvero, cosa resta?
Per questo scrivo, perché ho un bisogno enorme di dare una definizione a me stessa, seppur parziale.
Sette anni di terapia mi rendono in grado di farmi le domande giuste, il problema è che sapere le domande non basta per avere un'idea delle risposte.
Chi sono? Come posso mantenermi? Come posso relazionarmi agli altri senza avere paura di qualsiasi cosa?
Arrivati a questo punto, quasi del perché sono così non me ne frega più molto. Voglio solo essere di nuovo in grado di vivere. E cosa è questa paura folle di tutto e di tutti?
E allora nello scrivere ho come la sensazione di ritrovare uno scopo, non mi aiuterà ad affrontare il panettiere o il vicino di casa, ma potrebbe darmi una definizione.
Il punto è: se ogni cosa ha un carico emotivo troppo forte per me, quale è la fatica accettabile? Quella che può rafforzarmi? Esistono margini di miglioramento? O c'è il rischio che la fatica che faccio mi affossi del tutto? Ho più di 34 anni, e come dico spesso a me stessa, non è che sono tanti in assoluto, è che sono il frutto di troppi anni senza miglioramenti, e questo mi porta a chiedermi se potrà mai cambiare qualcosa in meglio in futuro.
Nella scrittura forse cerco troppo, persino un'identità, vorrei almeno trovare un riscontro più terra a terra dal punto di vista economico. Ma non ne sono capace. E di fatto non vedo più nemmeno possibilità. Non mi sembrano più verosimili visto il mio percorso fino ad oggi.
Forse dovrei ricominciare un altro tipo di terapia. Qualcuno deve darmi una mano.
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