lunedì 14 gennaio 2019

18 anni, 18... seconda parte

Pur in ritardo di un paio di giorni, ho letto il secondo diario, o meglio il diario che copre il mio secondo anno con il panico; dal momento che per comodità, avendo cominciato ad averlo ad inizio scuola, seguo l'anno scolastico, il secondo anno coincide con la 4^ liceo.
Be', una cosa è certa: è stato l'anno che ho scritto meno in assoluto, ma, a differenza della 3^, il primo anno con il panico, in questo secondo i problemi di stomaco sono molto più presenti, sebbene io li chiami proprio così, solo problemi di panico e sebbene solo in un paio di occasioni parli di un probabile  legame mal di stomaco-ansia.
In ogni caso, be' si vede che sto crescendo… e si vede anche la differenza tra l'inizio dell'anno e la fine. E' una differenza sostanziale, perché all'inizio dell'anno, sto davvero bene, sono serena, pronta a vivere qualcosa di bello- ho una voglia matta di innamorarmi- ma, man mano che passa il tempo, il mal di stomaco cambia le mie abitudini e mi ritrovo spesso a dire di non fare nemmeno un terzo di quello che vorrei fare con la mia vita. C'è la timidezza tipica del mio carattere, c'è pigrizia, ma c'è il panico che comincia a fare effetto. Ed è impressionante come, soprattutto nei passaggi dei  mesi durante i quali scrivevo meno, ci si renda conto del peggiorare del mio stato da una pagina all'altra. Uno spartiacque significativo credo siano le vacanze di Pasqua, una festa in particolare che ricordo bene ancora adesso, che mi ha mostrato con forza ciò che avrei voluto, ma che non avevo. La mia vita sociale stava cominciando a cambiare, la solitudine ad essere una parte troppo presente nelle mie giornate.
Sarebbe diventata la regola.
l'anno che va dalla fine della 3^ alla fine della 4^  credo sia stato un periodo finestra: cioè arrivato il panico, avrei dovuto correggere ciò che lo aveva provocato, ma senza annullare completamente il mio esistere nel tempo libero, senza annullare me stessa. Non ho saputo sfruttare la cosa, forse perché credevo di avere tempo, era difficile e non capivo bene cosa stesse succedendo.
Per cui… se nel primo anno di panico non è cambiato sostanzialmente nulla, nel secondo è cambiato tutto. Andavo bene a scuola e quella era una soddisfazione, ma non poteva coprire tutti i miei bisogni. Alla fine del secondo anno di panico, all'inizio della 5^ superiore, ero sull'orlo del baratro. E ci sarei cascata dentro a breve.
Il panico oramai era diventato routine.
Ho deciso questo gioco del "18 anni, 18 unità di tempo" per recuperarli, uno alla volta pensando di fare ogni 10 giorni qualcosa a cui avevo rinunciato nel periodo del panico corrispondente, ma è impossibile, perché dal 2^ anno, quello di cui ho letto questa sera, non era una cosa a cui ho detto addio, ma a tutto.
E se oggi riuscissi a fare tutto, be' avrei risolto il problema. :)
Invece anche oggi ho fatto poco o niente.
Comunque se dovessi dire qualcosa, credo che nel primo anno di panico la cosa essenziale per me fosse l'amicizia, nel secondo la parola chiave è divertimento/uscite contro solitudine, perché in quell'anno le mie uscite sono calate credo del 60% ma anche di più.
DIVERTIMENTO E USCITE quindi dovrebbero essere le parole chiave di questa seconda unità di tempo, partendo dal presupposto che ogni parola non sostituisce quelle precedenti ma si aggiunge ad esse.
DIVERTIMENTO VERSO SOLITUDINE. Amici, gioia, contro tristezza.
E poi mi viene la domanda più pericolosa di tutte… ma se anche solo una virgola fosse andata in modo diverso?

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