18 anni, 18 momenti per sistemare qualcosa del mio passato.
Oggi ho letto il diario dell'anno 1 di panico, quello dell'inizio della 3^ superiore. Ho letto anche il -1, quello della 2^.
Che posso dire? Alcune cose mi sono balzate all'occhio.
1- in 2^ liceo ero davvero agitata, non tanto per le cotte che andavano e venivano alla velocità della luce, ma per un'ossessione esagerata a definire i gruppi di amicizie. Forse era già un atteggiamento ossessivo, forse solo non avevo ciò che volevo. Stavo cercando qualcosa che non trovavo. Sarebbe bastato un po' di equilibrio in più tra le sfere della mia vita, invece in quel periodo tutto stava cambiando, non solo le cose nuove come la scuola e l'età, ma anche quelle vecchie come la situazione in casa con mia nonna che stava sempre peggio. Avevo bisogno di amicizie sincere, momenti forti che non avevo, non ancora per lo meno. Provavo una grande solitudine in casa con mio padre lontano. E probabilmente cercavo in alcuni ambienti, come la discoteca, rapporti che avrei potuto trovare solo altrove.
Sentivo la naturale (per l'età) spinta ad allontanarmi dalla famiglia, ma unita al disagio con il malessere di mia nonna era un vortice che mi buttava fuori casa senza sapere bene dove andare e con chi.
2- tra la 2^ e la 3^ per certi versi sembro invecchiare di 10 anni non uno. C'è una maggiore serenità e calma, potenzialmente positiva. Prima che andasse tutto all'aria sembravo aver intravisto l'equilibrio di cui avrei avuto bisogno, anche grazie al rafforzarsi di alcuni legami a scuola. Peccato che un perverso senso di colpa me lo abbia fatto perdere quasi subito, peccato che non abbia capito l'importanza di attività extrascolastiche con gli altri, ne avrei avuto un bisogno assurdo.
3- è curioso notare come alcuni fatti concreti importanti come il panico e il relativo malessere, il peggioramento della nonna e la sua morte, la perdita della mia migliore amica, trovino uno spazio ristrettissimo tra le pagine fitte di descrizioni di ciò che succedeva/avrei voluto succedesse nei sabato sera/domenica pomeriggio in discoteca. Tante emozioni sulle prime cotte ma di quelle più serie non c'è quasi traccia. Forse perché non le capivo, forse perché erano qualcosa di davvero troppo da elaborare, da trasportare dalla mente alla carta.
infine… nonostante il panico stesse cominciando a diventare una costante, in quell'anno non avevo rinunciato ancora a niente direi, né uscite, né svago anche se con fatica. Anzi, avevo aggiunto pure qualcosa, con l'impegno al cre, e vacanze da amiche.
Certo la morte di mia nonna era stata una batosta, e la rottura con la mia amica anche ma quell'anno sarebbe potuto ancora essere la premessa per una vita serena. Come quello dopo, anche se poi avrei cominciato a rinunciare già ad un po' di uscite.
Insomma… almeno in apparenza stavo tentando di sistemare le cose, su alcuni fronti come quello scolastico, ci stavo anche riuscendo, e su altri non stavo facendo poi molti danni. Eppure ero già sulla strada che mi avrebbe portato ad oggi.
La parola chiave era già equilibrio, e poi anche legami, soprattutto amicizia. Credo sia sempre stata essenziale per me, ho sempre avuto bisogno di molti legami, magari di intensità diversa, magari con un paio di punti di riferimento, ma ne avevo bisogno.
Può sembrare assurdo detto oggi, ma credo che all'epoca la mia vera natura sarebbe stata molto più simile a quelle ragazze che si vedono in film e telefilm dedite a mille attività diverse, sempre fuori casa, tra il giornale della scuola, l'organizzazione di feste, il club del libro e altre 1000 cose di tante miei coetanee che qualcosa facevano davvero.
Amicizia… potrebbe essere questa la parola chiave di questa prima unità temporale di 10 giorni.
Fare qualcosa per dei legami. Missione troppo vaga, ma per ora non so che aggiungere.
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