martedì 26 febbraio 2019

Credo nella bellezza che ci circonda.
Credo un po' meno a quella dentro di me.
Questa mattina solita uscita con mia madre che si tramuta in una sorta di girone del purgatorio. Quello stare male così monotono, così uguale a se stesso. Così banale…
Poi vengo a sapere una notizia su una mia cugina, quel genere di notizie che dovrebbero essere belle, ma che mi fanno rodere di invidia per una vita, la sua, che va avanti.  Poi continuo a stare male, forse più del solito, e le vedo: tutte le porte che si stanno chiudendo. Le vedo e le sento le opportunità svanite prima ancora di esistere. Quello che non vedo più, da tanto, è un'ipotesi realistica di futuro per me. Volevo credere in un paio di cose, tra cui scrivere, ma poi uno deve ammettere di non averne la stoffa ad un certo punto. Quindi il domani non c'è, il presente è una lista solo di cose che non sono in grado di fare tra un violento attacco di panico e l'altro.
Vedo il mio passato come un oblò nella mia mente. Ricordi lontanissimi di momenti sereni. Ricordi lontani, ma ancora colorati e che sanno di buono. Forse sbaglio a fare continui confronti, ma è difficile pensare che quella ragazzina serena di allora fosse vera tanto quanto questa cosa di tristezza e solitudine che sono ora.
Sono diventata cattiva perché la gioia degli altri mi fa troppo male, perché io non so più cosa vuol dire stare bene. Perché a volte mi arrabbio con me stessa, come se fosse una mia scelta stare così, ci credo, voglio impegnarmi e poi vengo sepolta da attacchi di panico a raffica che non mi permettono nemmeno di stare in piedi.
E allora divento ancora più gelosa, invidiosa e cattiva. Bei traguardi davvero…

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