Oggi, presa un po' alla sprovvista, mi sono trovata 'costretta' a dare retta al tizio del telefono che doveva controllare la linea. I pochi momenti passati tra la telefonata e l'arrivo in casa mi stavano facendo quasi svenire, poi è andato tutto bene, ma per qualche istante pensavo davvero di non reggere. Cosa è così fatico? Non credo di essere all'altezza se parlano di qualcosa di specifico? Ho paura di fare pietà esteticamente? Che non sia in ordine la casa? Perché in effetti potrebbe essere tutto vero ma questo non impedirebbe comunque ai tecnici di svolgere quello che poi è il LORO lavoro.
L'idea è di non essere all'altezza delle persone, della vita. In generale, in toto. Credo che un'insicurezza così non nasca da un momento all'altro. Credo che varie cose abbiano contribuito al problema, ma ora serve risolverlo.
Anche oggi sono stata tesissima nei confronti di quello che succedeva qui in casa tra mio zio e mio padre. Dormo male, mi addormento preoccupata, e così mi sveglio. Il momento del pranzo è faticosissimo. Sto leggendo un thriller LA COPPIA PERFETTA che parla di una donna succube del marito. Mi sono accorta di una cosa bruttissima: capisco perfettamente quel prevedere ogni mossa e ogni conseguenza di ogni frase, di ogni gesto. Riconosco quel pensare 10 mosse oltre per evitare situazioni ancora più complicate. Non voglio presentare la mia situazione come qualcosa che non è, è il caso di dirlo a chiare lettere, solo dire che in alcuni passaggi riconosco quel modo di comportarsi, riconosco quello che fa la tizia del libro, riconosco quel modo di imparare a pensare.
Continuo a pensare al mio passato e lo rimpiango, penso al mio futuro e non lo vedo. Penso al presente e non mi piace. Penso che però io stessa sto scardinando questa situazione, come a non voler farla durare ancora troppo oltre.
E quindi… vedo uno spiraglio?
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