Ieri sera pensavo che, davvero, mai nei 10 anni e più di lezioni ho avuto un'annata misera come questo anno 2018/2019. Le cose sono sempre andate con una certa fatalità, e allora non posso chiedermi se non stia succedendo ancora.
Questa mattina ho letto una mezz'oretta un romanzo che ha come protagonista una maestra precaria, una donna che comunque mette al centro del suo mondo l'insegnamento. E lo fa con la gioia di chi crede davvero che insegnare sia un lavoro nobilissimo.
L'ho sempre creduto anche io, pur facendolo in una situazione diversa rispetto al gruppo classe, perché i ragazzini che hanno bisogno di te in orario extra scolastico spesso sono quelli con più problemi, che maggiormente hanno bisogno di attenzioni. Ed io ero fiera di poterlo fare, di aiutare davvero, magari di fare anche un 1% di differenza nella loro vita.
E qui sta il punto, perché pur pensando ancora tutto questo, so di non essere nelle condizioni per farlo. Sebbene per certi versi stessi peggio 10 anni fa, come senso di benessere generale sto molto peggio ora. A conti fatti, non ho energie per occuparmi davvero bene di ragazzi. Se voglio tornare a farlo al più presto, devo pensare a me per qualche mese. Per davvero. E cambiare un po' le cose.
Per davvero.
Perché credo nell'insegnamento. E credo che mai come in questi anni strani i ragazzi abbiano bisogno di guide credibili, serie, capaci e stabili.
Io adesso non lo sono. Ed è ora di fare qualcosa a riguardo. Per loro, per me. Per ciò in cui credo.
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