martedì 29 agosto 2017

al cuore del problema.

Nella mia patologia esistono momenti, attimi, ore, dipende, durante i quali la rete che sta sotto tutto, la ragnatela di motivi si dipana fino ad arrivare a quella insicurezza così patologica che fa temere la vita intera. Questa sera a cena c'ero. Mio padre, mio zio. Due persone totalmente diverse che però hanno fatto della loro insicurezza, delle loro incapacità, il tratto distintivo di comportamenti ai limiti del ridicolo. Difficili da affrontare uno per volta, quasi impossibili se ci si ritrova nel mezzo. E questo mi è successo: sono finita in mezzo a due adulti che di crescere non sono mai stati capaci. Che occupavano un ruolo senza essere in grado di farlo, generando solo caos, paure e disagio. Ed eccomi qui: cliché tra i cliché: incapace di farcela perché cresciuta tra altri incapaci di farcela e che si sono odiati da subito.
Mentre ero a cena questa sera fisicamente mi sentivo schiacciata, come dentro una morsa che mi permeava da capo a piedi.
è dura combattere. è dura se l'insicurezza e la paura sono le cifre con cui sono diventata grande. A volte sogno il momento che riuscirò a mandarli al diavolo fregandomene delle conseguenze.
A volte sogno il momento in cui riuscirò ad ignorarli e basta. Nel frattempo la mia vita è di nuovo ad un bivio, da una parte sono chiamata ad andare avanti per me, dall'altra sono frenata da loro. So cosa vorrei fare, so cosa riesco a fare: poco, niente.
E sento una rabbia che mi divora con una voglia di vendetta che mi spaventa.
Domani è l'ennesimo 'altro giorno', io vorrei solo un po' di sicurezza in più.

Nessun commento:

Posta un commento