... è passata un'ora e un dubbio ora mi attraversa la mente rispetto al post di prima.
In effetti, messa da un'altra angolazione, ha davvero senso che sia io a diventare matta sul comportamento delle persone, i presunti adulti che avrebbero dovuto crescermi, che sono bambini mai cresciuti?
Sono anni che smonto e rimonto ogni cosa, sempre titubante dello scaricare la colpa su altri, perché non mi è stato insegnato questo. Ma ogni volta arrivo sempre alla stessa conclusione: la colpa l'hanno, e non solo in passato, ma quel senso di nullità che mi deriva dal loro comportamento continua anche ora perpetrando in me quella sorta di perenne cappa che diventa la sensazione, la convinzione di non essere in grado. Di fare cosa? Qualsiasi cosa. Valere quanto un pezzo di merda, essere una testa di cazzo... sono epiteti che restano indelebili nella mente di una ragazza se detti dal padre, e in modo meno violento, comunque rimarcati dalle opinioni di uno zio solo perché io mio modo di vivere sarebbe stato molto diverso dal suo.
Per cui non ti senti in grado di guidare, di avere una relazione, di prendere una decisione...
era la realtà un tempo, lo è anche ora.
E sì, se l'ho capito è perché ho pensato al passato. Ma pensarci ancora, adesso, non modifica il mio presente.
Il mio presente verrebbe modificato se finalmente riuscissi a fregarmene del loro atteggiamento/parole. Ma per farlo dovrei essere forte, e proprio per il loro comportamento, forte non sono.
Non essere riuscita ad uscire di casa per 10 giorni ne è una evidente conferma.
Ma pensare al passato ora come ora, cosa può darmi? Oltre a farmi un male cane, credo niente.
Quello che serve è mettersi davanti ad uno specchio e ripetersi fino allo sfinimento:
IO NON SONO UN'INCAPACE ASSOLUTA!
A ripetizione, fino a che finalmente, ci crederò.
Per questo il panico mi tormenta: perché non vuole che io continui a credere di essere una merda!
Può essere la mia salvezza. E mi affido a questo sentire.
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