lunedì 21 agosto 2017

commissioni che diventano epopee

Questa mattina, per fare un favore a mio padre e per fare qualcosa che facesse comunque bene a me, avevo l'impegno di andare in posta per pagare una bolletta.
Siamo al 20 di agosto, tanti sono in ferie, molti sono già al lavoro, in una città come la mia che non è esattamente una metropoli,  pensavo che la posta verso le 11.30/12 non sarebbe dovuta essere una babele, per cui mi sembrava che come impegno quotidiano non fosse tra i più impegnativi.
Sono stata bene fino alle 11, da quel momento in poi è stata un'agonia. L'attacco di panico ha cominciato a fare la sua comparsa con mal di stomaco, mal di pancia, tachicardia... e tutto quello che fa parte del campionario.
Sono andata lo stesso, più per paura di essere ripresa che per reale convinzione, e questo è ovviamente un male.
Come prevedevo la gente era poca, il viaggio in auto non è stato tra i più facili ma in qualcosa più di mezz'ora ero di nuovo a casa.
Stremata e confusa.
Confusa perché questo attacco di panico ha la capacità di mandare tutto il sistema in tilt, persino le prime avvisaglie di fame sono diventate mal di stomaco da star male.
Ma poi... perché stare male dovendo fare una commissione in posta? Tanto per tornare sulla questione, il dio PAn ci vuole autentici e veri e fuor di metafora, essere in grado di fare una commissione in posta fa parte dei miei obiettivi, sono quelle cose, quelle piccole autonomie indispensabili per vivere oggi, per cui, perché apparentemente oppormi così?
Forse perché più che altro mi opponevo al fatto che il pensiero di rinunciare stridesse più con un'eventuale incazzatura di mio padre che con una mancata opportunità per me?
Non lo so, so che voglio trovare la mia strada e percorrerla, per fare questo devo uscire, andare, mettere al centro del discorso quello che interessa a me.
Solo superata questa fase potrò fare qualcosa per gli altri, per un mondo che ha bisogno di tutti.
E in cui voglio da morire fare la mia parte.
Ogni giorno di più.
Per questo credo nella scrittura, come mezzo per veicolare idee, per stimolare riflessioni. Ma per arrivare a quella scrittura, serve farsi le ossa con qualcosa di più semplice.
Ho 33 anni, non sono un'adolescente ma lo sbaglio più grande che io possa fare al momento è credere di essere 'troppo vecchia' per seguire il mio cuore e scimmiottare invece gli altri.
Vale tutto l'opposto invece, è davvero ora che io mi conceda la possibilità di essere me stessa.
Con tutto quello che significa.
Punto e basta.

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