Fino a pochi anni fa, sinceramente non sapevo nemmeno a cosa potesse servire questo simbolo sul telefono, #, il cancelletto come lo chiamavamo all'epoca.
Oggi non c'è conversazione in cui il famoso #hashtag non faccia la sua comparsa. Ed è strano perché in un mondo in cui sembra tutti parlino in continuazione, di fatto si dice molto poco e male. E quando mi rendo conto di come questo influisca sulle generazioni dei più giovani vado in allarme rosso. Tutti, tanti, studi recenti mostrano come i ragazzi siano vittime di questa dipendenza da internet in tutte le sue salse fino a manifestare in modo acuto i sintomi più classici e molesti del panico, con vere e proprie crisi di astinenza quando si rimane disconnessi per un po'.
Sarà banale ma questa consapevolezza mi fa male e non posso fare a meno di chiedermi perché. Mentre il mondo adulto sperimenta un'impennata di diffusione altissima di ansia e panico, i più giovani sono messi in condizione di sperimentare questo malessere già nella prima adolescenza.
Generazioni diverse entrambe infilate in un gioco perverso di maschere, finzione e non accettazione del sé.
Quando, invece, il mondo ha un gran bisogno di persone autentiche, forti perché capaci di accettarsi deboli, di accettarsi umane.
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