Nell'arco i 4 o 5 giorni è la seconda volta che incappo, leggendo, sul concetto che l'obesità, il grasso, è una sorta di muta che ci mettiamo addosso per isolarci dagli altri. All'inizio è uno sfogo per compensare le insicurezze/frustrazioni, il fatto di non sentirci all'altezza degli altri, poi diventa qualcosa che ci 'serve' per tenere il mondo lontano, fuori. Per proteggerci.
Cioè, l'idea è: se non sono all'altezza del confronto con gli altri, facciamo in modo di essere totalmente fuori scala, affinché questo confronto non abbia più davvero ragione d'essere.
Credo a questa teoria, se sono onestà lo so di averlo pensato più di una volta, eppure in altri frangenti non posso credere che il cervello arrivi a macchinare certi ragionamenti così contorti.
Ma che l'obesità, sebbene derivi ( se non ci sono altri problemi fisici) dalla quantità di cibo ingurgitata, abbia radici in questioni che cibo non sono, be' direi che oramai è una questione assodata. Per questo che essere pronti ad affrontarla significa molto di più che rinunciare alle abbuffate serali, nel mio caso. Significa essere pronti a cambiare tanto, se non tutto, della propria vita.
Ieri sera sono riuscita a non cedere alle abbuffate lasciandomi guidare dal sonno, alle 23 dormivo già così ho scavalcato il problema. Ho rinunciato anche a guardarmi un film (cosa che di solito mi è impossibile) ma ho lasciato che fosse il mio corpo a guidarmi, e il mio corpo mi ha guidata verso una sana dormita. Forse le regole del gioco sono queste.
Tutto sta nel capire se ora sono pronta a giocare.
Nessun commento:
Posta un commento