Anche oggi ho accompagnato mia madre, penultima uscita per questo. Per assurdo mi mancherà, perché sebbene io abbia fatto quasi ogni giorno una fatica ridicola per l'impresa, comunque l'ho fatto. Una piccola conquista, se così si può dire, ma di fatto il massimo a cui riesco ad aspirare adesso.
Comunque oggi siamo uscite e dopo averla lasciata nella struttura, io sono andata via per passare in farmacia a comprare tutto quello che mi ha prescritto la dottoressa ieri. Erano le 13.45, farmacia sempre aperta, parcheggi liberi fino alle 14 dal pagamento, e pochissime auto in giro: era il momento giusto. Ma stavo male, malissimo. Tremavo come una foglia, panico a mille e quando dopo ho fatto, prima di ritornare sulla strada principale, seduta in auto di fronte alla farmacia, tanto per cambiare ho pianto. Provavo una paura dell'accidente, una generica paura di tutto e vedendo le auto passare, mi sono chiesta cosa sanno davvero loro più di me. Statisticamente chi soffre di panico in modo così debilitante come me è ancora un numero piuttosto basso, sebbene velocemente in aumento, probabilmente, statisticamente tra le persone che ho incontrato fuori dalla farmacia oggi, io ero l'unica. Gente che va, che viene… l'elemento essenziale per ogni attività, sia lavorativa che sociale: uscire di casa. Sono lontana anni luce da una cosa più o meno normale in tal senso. Non so davvero come io ne possa uscire. Mi sento scoperta su ogni fronte, e con i miei che a volte sembrano invecchiare 5 anni in un mese io ho paura degli anni che ho di fronte. Ho paura di tutto. Sempre.
Ogni tanto ripenso a quella ragazzetta un po' sprovveduta che ero davanti al mio primo attacco di panico. Chissà come mi spronerei ad andare avanti se potessi parlarmi allora.
Ieri sera poi mi erano venute in mente alcune cose positive che mi distinguevano dai momenti proprio più critici, ma oggi mi sembrano appunti inutili, fasulli.
ah… buona primavera!
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