giovedì 2 novembre 2017

2 novembre

Oggi, celebrazione di tutti i morti, sono andata al cimitero. Era parecchio che non ci andavo. E la tomba di mia nonna mi ha fatto capire quanto mi manchi ancora. è assurdo, sono passati più di 16 anni dalla sua scomparsa, ma forse, egoisticamente, il fatto che la sua morte sia coincisa con l'inizio quotidiano del mio panico ha associato la sua presenza a momenti felici, perché c'era lei sicuramente ma anche perché io stavo bene.
In ogni caso... abbiamo incontrato un uomo a cui da poco è stata diagnosticata la leucemia. I medici gli hanno dato una speranza di vita di 4 anni, confrontato con le diagnosi fulminanti non è poco, ma come si può vivere con questa data di scadenza così precisa in testa? Quando ci penso mi rendo conto di quanto sono forti le persone che riescono a 'gestire' la cosa, io credo impazzirei, immagino non ci sia paura più grande. La morte... sappiamo che c'è per tutti, che è inevitabile ma in fondo l'unica vera strategia è evitare di pensarci. O meglio, ci pensiamo in astratto per motivarci a dare un senso alle cose ma anche chi non riesce a vivere appieno, di solito non pensa alla morte. La scansiamo, come un pensiero su cui si può soprassedere. Questi sono i patti per vivere.
Ma poi la malattia incombe e di fingere non si può più. E così andiamo alla ricerca del dolore dignitoso, e scansiamo quello violento, quello che si fa sentire. Apprezziamo il malato dignitoso, apprezziamo il suo riserbo ma è una finzione, quello che apprezziamo davvero è un malato che non ci sputi addosso la violenza di un dolore a cui non si può porre rimedio, la violenza di una paura, quella della morte, che non vogliamo vicino a noi. Vogliamo malati che vivono con dignità gli ultimi istanti della loro vita, sicuramente perché vogliamo che stiano il meno peggio possibile, ma credo, soprattutto, perché in questo modo possiamo rimanere al riparo dalla paura peggiore ancora per un po'. Fingere che in fondo va tutto bene, che non riguarda noi.
Vogliamo il malato dignitoso così che la paura più atavica ci resti lontano ancora per un po'. Ancora per questa volta.

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