Sono quasi le 11. La mattina giunge al termine per lasciare spazio al mezzogiorno. Sono alcune ore che sono in piedi e dire che ho un po' d'ansia è un leggero eufemismo. Dovrei parlare al telefono con una signora ma mi sembra uno sforzo immane e del resto questo peggiora uno stato già piuttosto pietoso dalle 6 di questa mattina. Sto sbagliando qualcosa ed è evidente ma cosa? Ho sempre pensato che mollare tutto, o meglio quel poco che faccio (lezioni, volontariato) sarebbe una sconfitta enorme perché mollare non può essere la chiave, mi farebbe stare sempre peggio, isolata da tutto e senza più quel minimo di definizione a cui appigliarmi. Ma se non fosse così? Se per rimettermi davvero in sesto dovessi essere totalmente libera da ogni impegno? Libera di pensare a me senza l'ansia che mi viene da fuori... l'attacco di panico è una manifestazione di qualcosa che si fa e che, a qualche livello inconscio, sappiamo non fare per noi, ma questa ansia da disagio? è una sorella gemella di quella del panico o il suo esatto contrario? Vuole dire che sbaglio a fare ciò che faccio o che dovrei farne di più per allenarmi? Perché in effetti sono due soluzioni tra loro opposte. Ma io non so dipanare la matassa. Non mi riconosco più, non capisco se la vita che immagino sia fattibile o no, se mi muovo sulla strada giusta o se è tutto all'incontrario. So solo che vorrei trovarmi in riva al mare, camminare, respirare e non pensare. Scrivere, vivere di quello, coltivare questo sogno che sento così autentico e necessario. Non so più leggere il valore delle mie emozioni e questo mi terrorizza.
Non so come andare avanti.
Nessun commento:
Posta un commento