Eppure ho l'impressione che abbiano una funzione essenziale, nel loro esserci, mi richiamano ad una maggiore attenzione per me stessa; sta succedendo qualcosa, è indubbio che al di là di tutto la mia capacità di gestione del panico in senso stretto è aumentata del 200% anche nell'ultimo anno. Se penso a questi ultimi 15 giorni lo vedo chiaramente: mi sono mossa con una facilità di molto maggiore rispetto anche solo all'ultima volta che sono stata a casa da sola, ed era solo il settembre scorso, non dieci anni fa...
Eppure sono sempre allo stremo, arrabbiata, nervosa... il punto è che mi lascio fagocitare dal lavoro, perché è il DOVERE, e questo dovere fagocita ogni cosa, ogni energia.
I problemi sono ancora molti, il disagio che avverto per esempio, vivere le emozioni amplificate per mille come altro esempio... Ma è chiaro che se i problemi degli adolescenti che seguo mi succhiano tutte le energie, sarà quasi impossibile che io mi sforzi per cercare di vivere con maggiore attenzione il resto. Resto che però, per inciso, mi reclama a gran voce. Resto che è fatto di salute, di capacità di gestire impegni, ma anche resto che è fatto di relax, di divertimento, di amici, forse di amore... perché non ci si improvvisa capaci di amare, io non l'ho mai fatto e non so se riuscirò a recuperare il terreno perduto... il tempo perso, le persone nemmeno mai sfiorate, i baci mai dati... fa paura pensarci, fa paura pensare che sia davvero già troppo tardi. Ma non per tutto lo è... e quindi, cavoli, vorrei solo avere la forza per provarci davvero a ricostruirmi una vita. Ma non potrò mai se tutto quel pochino di forze che ho finisce risucchiato nei problemi di altri. é lavoro, certo... ma non dovrebbe essere così. Solo che, mi chiedo, se non riuscissi a darmi un limite? Se la mia troppa emotività mi impedisse di affrontare meno di petto i problemi dei ragazzi? Qual è l'alternativa?
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