E' più o meno tutto il giorno che tento di scrivere e curiosamente riesco solo ora, a distanza di più di 12 ore dall'incontro. Incontro per il quale mi sono svegliata alle 7 in preda ad un'ansia che mi faceva sentire ogni tipo di disturbo, nausea, bisogno di andare in bagno... solite cose insomma.
Incontro che è andato benissimo, non so cosa succederà ma l'incontro di per sé è stato più che ok. Poi sono andata in posta, poi a fare una mini spesa... perché non volevo tornare a casa. Tornare a casa dove, senza distrazioni, avrei avvertito ciò di cui parlavo ieri: ovvero il vuoto per aver portato a termine un qualcosa che non dà nemmeno l'1% delle energie che mi ha tolto pensandoci.
Ricordo ancora la prima volta che mi è successa una cosa del genere, all'inizio della 5^ liceo, a 18 anni, 15 anni fa. E la cosa in questione era l'esame di teoria per la patente. Un'angoscia devastante e quando poi l'ho superato, mi sono sentita vuota. Completamente vuota, senza un minimo di gioia per il risultato.
15 anni fa, quando soffrivo di panico da 2 ma soprattutto dopo che un periodo in 4^ si era chiuso, periodo in cui avrei potuto dare una svolta diversa alla malattia. Ma non lo sapevo allora, non sapevo cosa avrebbe comportato non affrontare la cosa.
Così, eccomi qua. Cosciente di essermi mossa tra uffici, posta, supermercato, piccoli spostamenti in auto, in un modo molto soddisfacente ma cosciente anche di come un impegno durato un'ora davanti ad un caffè questa mattina mi stesse tenendo in scacco da più o meno 75 ore.
Un episodio come i mille altri che costellano la mia vita, riempiendola di ostacoli troppo difficili da superare, se non con la sensazione di averci rimesso in salute.
da che il discorso sull'infanzia è stato fatto, ho come l'impressione che anche i sintomi si siano ridotti a questa inadeguatezza profonda che invade ogni cosa. Questa, declinata in molti modi, mi sta consumando la vita.
Solo che ho l'idea che non ci sia più tempo. Credo di essere cambiata molto in questi mesi, anche se giorno per giorno faticavo ad accorgermene. Sono cambiata e non voglio più perdere tempo. I miei limiti, i miei sogni... cosa voglio davvero?
Voglio scrivere, romanzi, saggi, voglio aiutare gli adolescenti. Voglio gestire il mio tempo ma non voglio lavorare sempre sola. Voglio rimpossessarmi della mia vita ma non voglio stare sempre sola. Scuola, cooperative... opzioni possibili.
e poi voglio Alassio nella mia vita. Vorrei anche Marco se solo vedessi una possibilità di qualcosa di possibile tra noi.
PArlando ad telefono con mia madre questa sera mi ha detto che in alcune scuole private cercano sempre insegnanti. Potrei davvero ipotizzare di trasferirmi lì? Potrei davvero?
e perché questo pensiero mi graffia così tanto il cuore, facendomi male?
i miei pensieri sono un turbine, ma per la prima volta da tanto ho come la sensazione che stiano girando dalla parte giusta per darmi una soluzione.
Una vita vera, fatta di lavoro, passione, amici, amore, contatti umani, sesso, desiderio, speranza, e una sicurezza senza la quale nulla di quanto elencato potrà mai esistere.
sabato 16 settembre 2017
...e una sicurezza senza la quale nulla di quanto elencato potrà mai esistere
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