domenica 30 aprile 2017

una domenica, due significati...

Chissà quando è stato che è cominciato a nascere dentro di me il bisogno di analizzare ogni singola cosa che mi succede, o non succede...
Non me lo ricordo ma so che oggi è una giornata da analisi.
Doppia.
Perché ci sono due livelli attraverso cui valutare la giornata di oggi.
IL PRIMO: è stata una bella giornata passata a non fare nulla in compagnia di un bel romanzo. Niente lezioni, né uscite, niente sforzi. E va bene così. Come so che non è stato un passo indietro? Per come stavo verso le 19 perché stavo bene, ero riposata e rilassata. In caso contrario mi sarei sentita uno straccio, nervosa, isterica e depressa. Quindi, sì, un giorno di stop ogni tanto ci può stare. LA domanda è: in termini di numeri, cosa vuol dire un giorno ogni tanto? Non ne sono sicura ma credo per ora 1 su 7, uno alla settimana; in ogni caso penso che qualcosa dentro lo senta, qualcosa in me sa...

SECONDO LIVELLO: oggi c'è stata una festa di famiglia al ristornate a cui sono stata invitata ma di cui ho declinato l'invito un paio di mesi fa, a farmi paura era il modo in cui avrei vissuto l'attesa in queste settimane, modo che avrebbe finito per rendermi impossibile andare oggi. Così ho rinunciato. Tra l'altro, in situazioni del genere trovo sempre piuttosto difficile spiegare che il panico mi stringe lo stomaco con la stazza che ho, immagino sia più facile per gli altri credere che l'ansia mi apra lo stomaco... e invece in mezzo a certe situazioni è la nausea a farla da padrone, per cui... Be', in ogni caso spero davvero sia l'ultima volta, l'ultima volta in cui mi sento di dover rinunciare a qualcosa per questo panico.

una domenica, due significati, forse sintetizzabili in uno solo: ogni giorno deve avere il senso giusto affinché le cose vadano bene, ora e poi.

Inoltre... ieri sono entrata in una pasticceria della mia città. Tralasciando il fatto che avrei fato meglio a spendere quei 10 euro di pasticcini in altro... credo sia la prima volta che ci entro da dopo l'avvento del panico, giuro, la prima volta da non so quanti anni, più di 17 cmq... qualcosa mi ha commosso, avvertivo la piacevole sensazione di un posto che non era del tutto estraneo senza però essere compromesso dai ricordi di attacchi di panico. è stato bello. Leggero.
Come sentirsi, se così vogliamo dire, di nuovo a casa. Sapeva di mia nonna, che non c'è più, di mio papà quando da piccola mi portava con lui a fare compere... sapeva di buono e di sano.
Ed è così che dovrebbe essere.
Sempre.

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