Ieri parlavo d'amore, oggi mi sono resa conto, con amarezza, che non solo non ho nessuno che mi ami, che amo, ma nemmeno qualcuno che mi piaccia un po'. Non ho nessuno intorno, negli anni sono riuscita a fare terra bruciata per chilometri attorno a me.
L'altro giorno dicevo che per perdere peso mi occorre un cambio radicale di comportamento, bene credo serva per tutto. Anche per avere qualcuno vicino.
In un certo modo legato al discorso del cambiamento... ieri sera pensavo e ripensavo a mille questioni. Soprattutto al mio futuro. Ho piani ambiziosi e sono piuttosto convinta che non se ne farà nulla. Ecco, ieri sera mi sono chiesta perché. Perché non se ne farà nulla? Che mi manca?
Se mi concentro sulla salute per qualche mese, se mi concentro davvero sulla salute per un po', posso riacquisire quella fermezza che mi consentirà di provarci sul serio.
Certo, è un'ipoteca di anni sulla mia vita, ma nel frattempo può avanzare tutto, vita sociale, felicità, compresa.
Indubbiamente pensare di avere a che fare con qualcosa di impossibile, fa sì che nemmeno ci si provi, tanto... Essere coscienti che invece si può, be' credo cambi parecchio la prospettiva. Chiaramente non è facile, non lo sarà ma se il prezzo del non farlo fosse, alla fin fine, troppo alto?
Si dice che cambiare è quasi impossibile. Eppure sono convinta che ad un certo punto non farlo sia anche più dura.
solo che devono essere molto forti i cambi di rotta quotidiani, sono proprio le basi che devono essere ribaltate. Sono un'adulta, consapevole e responsabile delle mie scelte. Cosciente che i passi devono essere i miei, per costruire una vita che deve essere la mia.
Per anni, troppi, ho avuto l'impressione che il panico mi avesse resa una persona incapace di costruire qualsiasi cosa. Incapace di avere una vita mia.
Per certi versi lo penso ancora. Eccome. L'attacco di panico di mercoledì sera ne è una prova del resto.
Ma cosa voglio fare? Le cose non dovevano andare così, ovvio, ma con genitori anziani di 70 e 75 anni so già che se un domani dovessi avere una famiglia, difficilmente potrò contare su di loro come fanno le mie coetanee. Sarò comunque io a dovermi gestire. Da sola.
una sorta di autogestione, ma del resto è così da che sono piccola. Prima del panico ero super autonoma...
Del resto quante volte in questi anni passati mi sono ritrovata a pensare di dover fare delle cose non tanto per me ma perché loro potessero godere di qualche mio successo a breve?
E che cosa è successo? Niente.
Quindi forse conviene che io la smetta di fare cose per voler compiacere loro, del resto è cominciato tutto così mille anni fa con il panico, e cerchi di stare bene e basta.
Cosa che, se dovesse avverarsi, farà stare sicuramente bene anche loro, per cui...
Devo cercare la bussola, devo farlo per me.
non ho mai vissuto come un problema il fatto che i miei mi avessero avuta tardi, ma quello, unito al tempo che ho perso io, mi dà l'impressione di essere fuori scala, fuori tempo massimo per godere di qualche tempo insieme, tra realizzazioni professionali e personali.
Non ho tempo. MI sembra di non avere tempo se metto tutti nell'equazione.
Non è detto, potrebbero vivere bene ancora 20 anni, ma in ogni caso...
devo smetterla di essere ossessionata dal tempo, quello perso, quello che non vivrò.
Devo pensare a ciò che posso vivere.
Perché così il mondo fa paura, non ho punti di riferimento, mi sento sola, in balìa di un futuro che mi sembra ancora più solitario. Per cui, non sarebbe meglio non pensarci più?
credo che nell'ultima parte della mia malattia, il tempo sia diventato una vera ossessione, quello che ho perso, quello che non avrò, e questo spaventa.
C'è un dato di fatto vero, il tempo non torna, detto questo... alla fine credo sarebbe più utile scardinare tutto, far saltare ogni gabbia, ogni timore, ogni paura e cambiare tutte le carte in tavola, lavorandosene fregandosene del tempo.
Del resto... una cosa che rendeva la fanciullezza proprio libera era la totale mancanza di ossessione del tempo.
Tempo associato alla scomparsa delle persone care, al deteriorarsi della loro salute... per questo mi terrorizza, perché io da sola come posso farcela se non riesco nemmeno a compiere un chilometro in auto?
Ma in tutta franchezza, cosa posso fare? Con il tempo non si gioca, l'unica strada è vivere bene quello che abbiamo. Tutto qui, evitando di impelagarsi in strade complicate, in strade che non vogliamo e che potremmo evitare. In strade che non sono le nostre.
Il tempo mi fa paura perché mi fa paura l'idea di restare completamente sola. E allora cambiamo tutte le carte in tavola e puntiamo a costruire qualcosa di diverso.
Sono più di 30 minuti che piango. Ovviamente di nascosto, non sia mai che se ne accorga qualcuno che potrebbe poi stare male a sua volta. Dio, era una vita che non piangevo così. Ho pensato a come mi sono sentita mercoledì sera con il mio solito attacco di panico, la paura di essere sola, di restarci per sempre. Ho pianto come non facevo da troppo.
Da quando questa storia del panico ha avuto inizio non c'è stato attimo in cui io non abbia visto sullo sguardo dei miei delusione e preoccupazione. MAi soddisfazione e orgoglio. mai.
Per questo ogni prospettiva anche del futuro è così pressante. Compensare quello che non c'è stato.
ma forse è anche ora di dire basta a questo gioco perverso.
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