Quando ho cominciato a scrivere il primo libro un po' più seriamente avevo una speranza: che mettere su carta i miei problemi fosse risolutivo, e che come i miei personaggi, anche io avrei finito con il virare verso una vita diversa. Più vera, più completa. Più felice.
Così non è stato e credo che in questo il mio modo di scrivere ne abbia risentito: mi manca forse una direttrice da seguire.
Non posso fare a meno di scrivere di questioni inerenti al mio problema di panico e affini ma, senza volerne fare un'analisi dettagliata, forse perché sono ancora troppo dentro per riuscirci, finisco per fare un miscuglio con sprazzi di vita sana. Non so quanto questo riesca, perché non ho più esperienza di una vita non governata dal panico, quindi non so quanto i racconti riescano ad essere convincenti. Visto il poco che guadagno, direi non troppo.
Ho bisogno di sbloccarmi solo così forse riuscirei a dare pennellate più decise e precise a ciò che scrivo, sia quando è più inerente alla sfera problematica, sia a quella più rilassata.
Sia in un verso che nell'altro, devo essere più decisa e convinta delle mie emozioni, sia quelle vere sia quelle che per ora posso solo immaginare.
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